Se non facessi quello che faccio, avrei fatto il designer. Perché anche gli idoli del rock hanno i loro sogni nel cassetto. Parliamo di Lenny Kravitz, che già nel 2003 ha fondato il suo studio creativo in materia d’arredamento d’interni e da allora ha firmato progetti molto interessanti. Per il gusto eclettico e lo stile impeccabile, le sue creazioni sono state più volte elogiate dall’Architectural Digest e dagli addetti ai lavori.
Suoi committenti sono brand di caratura mondiale come Leica e Dom Pérignon, senza considerare il pianoforte da mezzo milione di dollari creato per Steinway & Sons. Eppure, forse i migliori esempi del suo tocco glamour si possono trovare nelle sue svariate dimore, alcune delle case più belle del mondo.
La casa psichedelica di Miami Beach
L’ha progettata nel 1999 lo studio Architropolis, di proprietà di un altro genio versatile, Michael Czysz: pilota e progettista di moto futuristiche, grande amico di Kravitz e purtroppo scomparso nel 2016. Poi la rockstar l’ha arredata con il suo personale estro, sino a renderla una dimora che sembra uscita da un sogno spaziale.
L’astro-casa non è una casa, ma un manifesto di stile, di visione, di vita. Ogni angolo grida design radicale, cultura pop, tecnologia futurista. Ogni superficie racconta la storia di un artista che ha deciso di abitare il proprio tempo come un’installazione permanente. Palesi i richiami alla space age e all’estetica Y2K. È come varcare la soglia di un’altra dimensione: le pareti sono curve, le superfici riflettenti, i materiali plastici e lucidi. Il soffitto presenta pannelli specchiati e cromati, una citazione diretta alla mitologia del design anni ’60 e al mostro sacro Verner Panton. Un interno che rifiuta la razionalità per accogliere la teatralità, l’emozione.
Il cuore pulsante della casa è il salotto rosso fuoco. Pareti imbottite color aragosta, luci soffuse, sedute senza spigoli, specchi ovunque. Il risultato è un’esperienza immersiva e psichedelica, degna dei migliori set di Stanley Kubrick o delle installazioni Visiona di Bayer. Il riferimento visivo è ancora una volta lampante, una Panton Room moderna in chiave afro-futurista. Il design qui non arreda, ma accoglie e destabilizza.
Guardando le foto degli interni, che si trovano ovunque in rete, potreste pensare che questa casa sarebbe il set perfetto per un videoclip, specie per una hit primi 2000. In effetti, Lenny ha girato qui il video ufficiale della sua Black Velveteen, nel 1998.
Questa villa non è solo spiazzante e magnetica per lo sguardo. È tecnologia allo stato puro, soprattutto per l’epoca in cui è stata progettata: porte scorrevoli automatizzate, un bagno con sistema di registrazione video incorporato nello specchio, superfici sensibili alla luce, tende telecomandate. Qui ogni stanza è una performance sensoriale. Ogni ambiente è una scenografia in cui il corpo si muove come su un palcoscenico liquido.
La camera da letto e il bagno più famoso degli anni ‘90?
Probabilmente si. Nella camera padronale, il colore si attenua in toni più scuri e profondi e il letto sembra una piattaforma da decollo, circondato da luci soffuse, tessuti tecnici e un’illuminazione d’ambiente che crea la profondità e il mistero di una suite adagiata sul fondo dell’oceano. Un luogo pensato per il raccoglimento, ma con la stessa intensità scenica degli altri spazi. Il privato che diventa rito.
Il bagno principale è uno degli spazi più iconici della casa. Dimenticate i sanitari ordinari, banali. Qui ci sono specchi multipli, pareti imbottite in vinile, rubinetterie in acciaio spazzolato e un sistema di videocamere nascosto che riprende l’intera esperienza – un’idea tanto provocatoria quanto perfettamente coerente con la poetica dell’abitare di Kravitz.
Non c’è miglior testimonianza del fatto che il design può andare oltre la funzione, diventare ambiente emozionale, linguaggio artistico, strumento di auto-espressione. In un’epoca in cui si parla di esperienza immersiva e design narrativo, questa casa rappresenta un riferimento pionieristico. È una lezione visiva e progettuale su come il design possa raccontare una personalità, una visione del mondo, un’intera epoca.

































