CONDIVIDI
deanna comellini design lifestyle

a cura di Francesco Blandamura

È il tappeto il prodotto su cui si concentra attualmente la ricerca progettuale di Deanna Comellini. Formatasi nell’ambiente artistico Bolognese degli anni ’70, con varie aziende del posto, nel 1977 fonda l’azienda G.T.DESIGN di cui è designer e art director.
Dopo un iniziale approccio a materiale e forme ad alto contenuto tecnologico, focalizza successivamente la sua attenzione sulle tecniche di varie culture internazionali che la portano a lavorare su un’idea di “design imperfetto”, sull’handmade, sui materiali naturali e su colori e forme elementari.

Nasce così la filosofia contemporanea del tappeto, visto come elemento essenziale dell’architettura di interni: “È il primo elemento attorno a cui si costruisce l’atmosfera intima e  domestica. Di una casa rappresenta il profumo, le abitudini, le poetiche”, racconta la Comellini.

Le collezioni di G.T.DESIGN si basano sull’incontro tra sapere artigiano e cultura del progetto. Una continua ricerca e sperimentazione di nuove modalità di progettazione e di lavorazione delle fibre tessili, l’utilizzo di materiali naturali come lino, cocco, bamboo, lana, canapa, seta. La lavorazione artigianale, poi, esalta le imperfezioni e la vitalità sensibile degli oggetti.

Quarant’anni di esperienza alle spalle per Deanna Comellini e G.T.DESIGN, in cui si sono succedute una serie di collezioni di tappeti d’alta gamma in cui a spiccare sono qualità e creatività artistica.

Come ad esempio Kama, un tappeto capace di reinventare la visione contemporanea di questo oggetto, in cui luce e colore si fondono creando piani luminosi in grado di rendere unici ed esclusivi gli ambienti. O In-Touch, il cui nome è riferito proprio all’unicità creata dal contatto con il materiale. Una morbidezza speciale che, insieme ai colori, alle forme e alle dimensioni oltre i limiti dell’ordinario, soddisfa le esigenze più estreme. In-Touch Campiture, si caratterizza per uno speciale intarsio a mattonella, che ricorda le pavimentazioni delle piazze Italiane, in cui i campi di colore sono separati da delicati solchi scolpiti nel vello del tappeto. Inoltre, il Tencel, materiale con cui è realizzato il tappeto, è una fibra ecocompatibile, ottenuta da fonti rinnovabili, da cui si ottengono filati biodegradabili in quanto derivati della cellulosa.

Tra le collezioni best seller di G.T.DESIGN troviamo anche IN-Canto, dalla tonalità sofisticata, elegante e garbato grazie alla fettuccia di gros cangiante. Abbinabile in contesti sia classici che moderni viste le 10 colorazioni previste.

Che ruolo ha il tappeto all’interno della casa contemporanea?
Il tappeto è un elemento molto particolare tra gli altri dell’arredo, sia per la sua forma – il suo essere cosa – sia per la sua posizione nello spazio. Ciò che io sento come fondamentale è la sua capacità di umanizzazione della casa. Un po’ come la luce, esiste nella sua matericità, ma è anche un elemento prospettico, dà, cioè, la possibilità di vedere lo spazio altrimenti. In quanto riscoperta di punti di vista meno usuali, il tappeto ci pone alla scoperta del suolo, per esempio, come punto di partenza. Il corpo è anch’esso meno strutturato quando si siede, si sdraia, gioca su un tappeto. Lontano dalla struttura rigida del mobile, il tappeto rimane aperto all’interpretazione di chi lo vive, e allo stesso tempo, ‘apre’ ad un orizzonte di conoscenza nuvo dello spazio intorno: è come una cornice che raccoglie uno spazio in potenza, pronto per cullarci, raccoglierci e trasportarci dove vogliamo noi.


Lei torna all’handmade?
Per quanto riguarda il ritorno all’handmade ci sarebbero milioni di motivi su cui oggi sarebbe più che mai importante riflettere, dai più concreti come la valorizzazione del lavoro artigianale, manuale, ai più filosofici, come la perdita dell’umanità all’interno dell’orizzonte tecnologico.
Questo è un binomio non per forza negativo, ed essere nostalgici probabilmente non è mai la strada giusta, per quanto la tecnologia possa compiere passi in avanti per il benessere dell’uomo, ciò che comunque credo fermamente è che quest’ultimo sia imprescindibilmente legato alla sua capacità di costruire e di creare attraverso le mani.
Quindi rivalorizzare questo tipo di lavoro vuol dire operare una strategia di sensibilizzazione (per tutti). Uno dei punti principali che mi viene in mente in questo momento è sempre legato all’umanizzazione dell’ambiente: mente gli altri elementi della casa sono spesso frutto di processi di industrializzazione, nel tappeto c’è la possibilità del fatto a mano che lo connette alla sua storia di oggetto nomade frutto di viaggi e relazioni.

Quali sono le culture che l’hanno influenzata?
Penso di dover riformulare la frase così: quali sono gli ‘scambi’ che mi hanno influenzata? Sta proprio nel concetto di scambio e di apertura, l’ispirazione. È con uno sguardo che cerca la bellezza e la complessità delle relazioni tra le varie etnie e culture del mondo che è possibile aggiungere un’altra piccola visione relativa e relazionale. Principalmente, preferisco dire ciò che non mi limita nella visione, questo è il non avere alcuna preclusione, o vincolo, ad una cultura sola, al concetto di ‘cultura’ chiuso. É la fluidità che
mi interessa, gli scambi e la condivisione di significati ed estetiche, gli incontri all’interno dalla storia. L’incessante stupirsi, infine, come motore della creatività.

E l’ecodesign?
Ho l’impressione che di ecodesign si parli molto, sia all’interno dell’ambiente accademico e di ricerca quanto per parlare di trend, ma che in realtà se ne faccia ancora molto poco. Da un lato è il modo di vedere le cose che va cambiato, altrimenti la domanda non cambierà e se ne continuerà a fare poco. Spesso il fatto che un oggetto si modifichi nel tempo, che cambi aspetto o colore, non è annoverato tra i suoi valori, ed è così che si comportano le fibre naturali.
Se il sistema di valori non viene pian piano rigenerato da valori migliori (cioè sostenibili e sociali) la domanda perchè si faccia dell’ecodesign un fenomeno industriale non sarà mai sufficiente.

A quale progetto sta lavorando attualmente?
Lavoro sempre a più progetti contemporaneamente, perché sempre, da una prima idea se ne intrecciano altre che prendono successivamente strade diverse. Abbiamo recentemente lavorato a progetti con grandi studi di architettura quali Gensler, Zaha Hadid, Hba architecture, e più recentemente con lo studio di Piero Lissoni a New York su diversi progetti in Nord America.

Rispondi

Inserisci un commento
Inserisci il tuo nome