C’è chi organizza eventi. E poi c’è chi disegna sogni. C’è chi allestisce tavoli. E chi, come Angelo Garini, orchestra esperienze che restano incastonate nella memoria come gemme rare.
Architetto di formazione, esteta per vocazione, comunicatore per destino, Garini ha ridisegnato il perimetro stesso del wedding in Italia, trasformandolo da semplice celebrazione a opera d’arte effimera, ma immortale nel cuore degli sposi. Dietro le sue scenografie c’è la precisione dell’architetto, la delicatezza del narratore e la passione di un collezionista di bellezza.
I suoi eventi non si limitano a essere belli: sono pensati, composti, vissuti. Ogni fiore ha una ragione, ogni luce una direzione, ogni torta una storia. Abbiamo incontrato Angelo Garini per parlare di matrimoni, certo. Ma anche di comunicazione, di equilibrio, di Leonardo da Vinci, di porcellane, e del mestiere – raro oggi – di vivere con stile.
E lui ha risposto a tutto.
Com’è nata la tua passione per il mondo del wedding, e quella per l’architettura e il design?
Io nasco come architetto, quindi il mio primo amore è l’architettura, una passione ereditata: sono nipote di un noto architetto del Novecento.
Crescendo in quell’ambiente, ho sviluppato una forte sensibilità per la bellezza. Parallelamente, ho sempre amato il mondo della tavola, che considero una forma di architettura d’interni: la disposizione, la cura, la composizione, l’allestimento sono tutti
elementi che da sempre mi appassionano.
Il passaggio al mondo del matrimonio è stato quasi naturale. Una mia cliente, a cui avevo appena finito una casa, mi chiese di occuparmi del matrimonio della figlia. Così, come un tempo si chiamava l’architetto per progettare anche gli allestimenti e le scenografie, sono entrato in questo mondo.
Come si coniugano oggi le due anime del tuo lavoro: quella architettonica e quella legata agli eventi?
Il filo conduttore è la ricerca di uno stile di vita. Che si tratti di progettare una casa o un matrimonio, per me cambia poco. Eleganza, equilibrio, estetica: sono i valori che cerco sempre di comunicare.
C’è un matrimonio o un evento che ricordi con particolare affetto?
Ce ne sono tanti. I luoghi fanno tanto: Venezia, Capri, la Sicilia. Ma anche le relazioni umane, che a volte diventano intime e durature. Però se devo sceglierne uno: un matrimonio per una coppia di New York a Venezia. Abbiamo fatto arrivare la torta
nuziale direttamente da una pasticceria di New York. Viaggiava sull’aereo privato noleggiato per l’occasione. Un dettaglio apparentemente folle, sicuramente sui generis e meraviglioso allo stesso tempo.
Si può pensare che i matrimoni siano in declino. Ma tu dici che è un settore in ascesa?
Assolutamente. Il matrimonio oggi è un comparto economico vero, con impatto sul territorio. Se i numeri delle coppie italiane possono sembrare in calo, cresce moltissimo il fenomeno del destination wedding. E poi c’è più consapevolezza: si investe di più, si ricerca qualità.
Quali sono, secondo te, gli elementi imprescindibili per un matrimonio perfetto?
Gli sposi devono sentirsi padroni di casa. Pensare agli ospiti, dai nonni ai bambini. Non abbandonare il ricevimento per ore di foto, evitare il tavolo per due – che in casa non si farebbe mai! E poi atmosfera, equilibrio, niente eccessi. Meglio meno, ma curato.
Qual è la tendenza attuale più interessante?
Sicuramente la sostenibilità. Ho organizzato anche un convegno su questo tema. Dalla scelta dei menù, ai fiori, ai trasporti: oggi tutto viene visto in chiave ecologica. È una sensibilità in crescita ed è fondamentale che il mondo del wedding ne tenga conto.
Che cosa serve davvero per lavorare in questo mondo?
Creatività, capacità organizzativa, empatia. E tanta formazione. Bisogna saper raccontare le proprie idee, saperle visualizzare. Ma anche conoscere cose molto pratiche: il tempo di cottura di un risotto, l’assorbimento elettrico di una band, la stagionalità
dei fiori. È un lavoro trasversale.
E proprio parlando di formazione: che ruolo gioca oggi?
È centrale. Purtroppo, negli anni, molte persone si sono improvvisate wedding planner. Per questo insisto sull’importanza della formazione continua. Non basta dire “mi piace organizzare eventi”.
È un mestiere vero, complesso, con tante competenze da acquisire. Un messaggio per i giovani che sognano questa professione?
È un mondo bellissimo, con tempi rapidi di realizzazione. Vedere il proprio progetto andare in scena è impagabile. Ma servono serietà, formazione, e la capacità di mettere da parte l’idea di “diventare famosi”. La popolarità non è professionalità. Il mercato lo riconosce.
Qual è la sfida più grande che hai affrontato?
Un matrimonio a Venezia, durato cinque giorni, con ospiti molto selezionati da tutto il mondo. Pochi, ma abituati al meglio. Dovevo sorprenderli
ogni giorno con qualcosa di nuovo. Una sfida vinta, che ricordo con soddisfazione.
La comunicazione è un’altra delle tue passioni. Che ruolo ha nel tuo lavoro?
Fondamentale. Oggi si rischia di confondere comunicazione con esposizione. Io credo nella
comunicazione seria, quella che racconta, non che esibisce. Dopo tanti anni mi riconosco una good reputation, frutto di coerenza e rigore. E questo mi ha aperto anche porte istituzionali.
E per il futuro, che cosa bolle in pentola?
Tanti progetti editoriali. La mia casa editrice, Guerin della Sforzesca Editore, fino ad ora si è occupata del mio magazine Immagina, ma stiamo lanciando nuovi titoli. Il primo è Il Diario della Sposa: un libro pensato per accompagnare le spose nell’organizzazione,
raccogliere ricordi, emozioni e consigli pratici.
Chiudiamo con un tocco personale. Leonardo da Vinci: perché lo citi spesso?
Perché è stato uno dei primi event designer della storia! Organizzava feste, matrimoni, ricevette Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Sforza a Milano.
Era artista, ingegnere, cuoco, scenografo. Non amava solo dipingere, ma creare, inventare. Non mi paragono certo a lui, ma anch’io amo fare tante cose diverse. I matrimoni, i libri, i podcast: sono tutti pezzi di una stessa visione. Quella di vivere con
bellezza.

































