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L’intervista alla regina dell’home staging.

Una vita lavorativa che è stata sempre legata all’immagine e alla comunicazione, iniziata nell’azienda di famiglia, l’Orchestra Casadei, occupandosi di tutto quello che riguardava
l’immagine e la comunicazione. Nel frattempo, la passione per l’arredamento e l’interior design, che è cresciuta di pari passo con l’esperienza. Parliamo di Mirna Casadei, la “regina” dell’home staging, che ha conquistato il piccolo schermo con il suo spazio tutorial all’interno della trasmissione “Detto Fatto” su Raidue, oggi docente in un corso di
specializzazione in questa disciplina organizzato da Italian Design Institute.
L’abbiamo incontrata per farci raccontare un po’ della sua
vita professionale e non solo.

Come è nata la sua passione per il design?
Ogni anno visitavo tantissime fiere del settore arredamento pur non lavorando in quell’ambito. Lo facevo solo per piacere ma forse dentro di me sapevo che prima o poi mi
sarebbe tornato utile…
C’è anche un episodio legato alla mia infanzia che un po’ ha segnato il mio percorso: i miei genitori avevano appena ultimato la nuova casa e mia mamma Pina, in collaborazione con i vari tecnici, si era occupata personalmente di tutto quello che riguardava l’arredamento, l’allestimento, l’illuminazione. Io avevo solo 10 anni ed ero sempre, ogni giorno, con lei. Si è affidata a un meraviglioso negozio di arredamento storico riminese, il Prisma, che aveva (ed ha ancora oggi) una esposizione immensa con pezzi dei più grandi designer. Lei passava ore nell’ufficio dei tecnici a scegliere e progettare mentre io vagavo per i 7 piani dell’esposizione, soffermandomi su ogni lampada e poltroncina, guardandone forme e dettagli. Fantasticavo guardando oggetti, ma oggetti bellissimi, tutte le icone del design italiano. E a tratti tornavo in ufficio da loro ad ascoltare i loro discorsi. Un’esperienza eccezionale durata circa un anno.
È mia mamma che ha gettato in me questo seme dell’interior design che presto o tardi doveva germogliare e dare i suoi frutti.

Quali sono i punti salienti della sua carriera?
Nel gennaio del 2014 ho frequentato un corso di formazione in Home Staging e da lì ho avuto l’illuminazione: avevo trovato la mia strada.
A maggio 2016 la prima puntata a Detto Fatto su Rai2 dove ancora oggi sono Tutor del settore arredamento. L’esperienza in Rai mi è servita a sbloccare la mia timidezza
e a non avere paura di buttarmi e propormi. Per questo è stata una svolta per me.
Oggi l’home staging è sempre il mio lavoro principale ma mi dedico anche molto alla formazione che mi piace tantissimo. Trasferire tutta la mia esperienza, raccontare gli errori da non fare, spiegare come saltare certi passaggi inutili
e arrivare più velocemente a realizzare i propri obiettivi. Dai miei corsi non voglio che escano semplici home stager, ma home stager di successo!
Una soddisfazione particolare è arrivata nel novembre 2018, quando sono stata chiamata da Ikea per inaugurare un nuovo punto vendita Ikea a Roma dove ho tenuto anche un pomeriggio di workshop per presentare a un pubblico di 500 invitati i nuovi servizi del colosso svedese.

intervista-a-mirna-casadei-designlifestyleCosa ama di più del suo lavoro?
Il rapporto con le persone. Amo stare con la gente e questo probabilmente l’ho ereditato dalla stirpe Casadei. Per questo mi piace andare in televisione e fare formazione. Poi, nel lavoro di tutti i giorni mi piace moltissimo guardare le case da un nuovo punto di vista e trovare quei dettagli di allestimento che le renderanno uniche e speciali. Mi piace creare atmosfere.

Qual è stata per lei l’esperienza maggiormente formativa?
Sicuramente quella nell’azienda di famiglia: mi sono occupata per molti anni di ideazione e impaginazione grafica di spazi pubblicitari e copertine di CD, montaggi video, creazione di scenografie per il palco, organizzazione eventi, gestione di locali e molto altro. L’esperienza che ho potuto crearmi grazie a questo lavoro è stata davvero ricchissima
e molto vasta. E la metto a frutto in ogni aspetto della mia attività attuale.

È docente al corso IDI: come reputa questa esperienza?
L’esperienza è stata eccezionale perché l’organizzazione è davvero meticolosa e curata in ogni dettaglio. L’offerta è davvero completa e la responsabile IDI mi ha seguita passo
passo sempre presente ed attenta ad ogni esigenza. Un vera problem solver. Il gruppo era molto affiatato. Esperienze di vita e professionali diverse fra loro ma tutti i ragazzi erano molto motivati e propositivi. Davvero un bel gruppo al quale dopo 5 giorni insieme mi sono anche affezionata!

Un colore, un libro, una canzone preferita.
Il mio colore è il blu declinato in tutte le sue tonalità, specialmente quelle più “polverose” che hanno dentro un tocco di pigmento nero, perché sono più dolci e rilassanti. Amo gli azzurri forse perché sono nata al mare e vivo a Cesenatico a 600 metri dalla spiaggia, la mia colazione mattutina è spesso sul molo guardando le barche a vela che passano e i pescherecci ormeggiati che ondeggiano in darsena. Mi sento molto fortunata ad essere nata e a vivere qui. Vivo in una casa con grandi finestre senza persiane, fatta di
materiali della natura (cemento e legno grezzo), allestita solo con colori neutri (color corda, beige, tabacco e grigio) e molti tocchi di azzurro mare. Una curiosità? Sono allergica al pigmento utilizzato per creare il colore blu e non potrei nemmeno indossarlo (scherzi del destino) ma non posso farne a meno! Oggi leggo soprattutto manuali che riguardano comunicazione, marketing, colore, casa, etc.. Dei tempi della scuola
mi è rimasto dentro un libro di Ernest Hemingway che mi fece studiare il mio professore di italiano delle scuole medie. Il professore era anche uno scrittore, musicista e poeta e il libro è “Il vecchio e il mare”. La frase che chiude il libro mi fa venire i brividi ancora oggi forse perché ci rivedo tanto mio padre: “il vecchio sognava i leoni”. Il “vecchio” nonostante l’età e le tantissime avventure vissute, aveva ancora grandi obiettivi ambiziosi. Non ho una canzone preferita, ascolto tutti i tipi di musica. Amo il rock e la musica italiana da cantare a squarciagola in macchina, a casa mentre cucino o mentre riordino. Ho però una playlist per ogni occasione: quando guido in
campagna ascolto “Fast car” di Tracy Chapman, se guido in autostrada “Tunnel of love” dei Dire Straits è perfetta, se sono in barca invece mi piace guardare il mare che scorre ascoltando “Moorea” dei Gipsy King.

Il viaggio che vorrebbe fare e il Paese e la cultura che più adora e perché…
Ho viaggiato abbastanza quindi da quel punto di vista mi sento appagata. Adoro l’Inghilterra dove vado spesso e quest’anno ho fatto la meravigliosa esperienza delle Maldive. La cultura che amo di più è quella orientale: la calma, la meditazione, il rispetto, il cibo leggero ma anche la tecnologia che adoro. Il viaggio che mi manca è la Provenza, ho sempre desiderato visitarla nel periodo di fioritura dei campi di lavanda e non l’ho ancora fatto. Ma nella vita, grazie all’esperienza personale, ho scoperto che “mai dire mai…”.

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