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a cura di Gianluca Gervasoni

Le linee per la bella stagione dei brand del fashion omaggiano la gioia dei tempi andati

Certe volte basta un dettaglio per sentirsi di nuovo lì. In salotto a guardare i cartoni, al parco con le scarpe sfondate, tra le mensole di una cartoleria a scegliere il diario. Succede quando vedi una felpa con le cuciture sbilenche, un maglione con gli orsetti ricamati, una clutch a forma di dinosauro o un cappello con orecchie da coniglio. E succede sempre più spesso, perché il fashion design ha riscoperto il potere caldo e disarmante della nostalgia. Non quella malinconica: quella giocosa, infantile, quasi naïf. La nostalgia che sa ridere, colorare e liberare. Benvenuti nell’era della playful nostalgia.

Un ritorno al futuro dell’infanzia

Specialmente nel menswear, per esempio, sono tornati i motivi che sembravano archiviati per sempre: maglioni con motivi cartoon, patch cucite a mano, colori pastello, vestibilità oversize e giocattoli trasformati in accessori. Sembra quasi di vedere il guardaroba di un adolescente del 2003 reinterpretato con l’occhio affettuoso e ironico di un designer di oggi. In questo caso, quel designer ha anche un nome ed è Matthieu Blazy di Bottega Veneta, che con le sue linee primavera/estate 2025 ha voluto omaggiare lo scrittore e illustratore di racconti per bambini Richard Scarry e il suo libro del 1985.
La moda non sta solo citando gli anni Novanta o Duemila, infatti. Sta andando più indietro ancora, al senso di spensieratezza pura che ha contraddistinto gli anni ‘80. La nostalgia, qui, non è un rimpianto ma un’evasione positiva. Una forma di protezione dal cinismo, dallo stress, dai mille input adulti che affollano la vita digitale e reale.

Perché funziona, soprattutto tra i giovani

La Gen Z e i Millennial più giovani sono cresciuti in un’epoca frenetica, con l’adolescenza compressa dentro algoritmi, scelte di carriera precoci e ansie globali. La nostalgia diventa un rifugio creativo, un codice affettivo per esprimere identità senza prendersi troppo sul serio. C’è chi ha vissuto i periodi citati e chi ne subisce comunque il fascino vitale. Il marketing conosce questa leva già da anni e ne ha fatto la sua declinazione, il nostalgia marketing e la narrazione collegata:

Un maglione con le lettere che sembrano scritte da un bambino?
È empowerment, non regressione.
Un paio di scarpe con i lacci fluo e le suole ciccione?
È memoria di uno stile che ci faceva sentire vivi.
Una borsa con i glitter?
È il diritto di brillare senza chiedere il permesso.

A cavalcare questo linguaggio e questa estetica è l’intero settore o quasi, dai capi Teddy Bear di Ralph Lauren ai colori sgargianti stile supereroe della collezione di Prada. Marchi come JW Anderson, Loewe, Moschino o Collina Strada hanno fatto della nostalgia un linguaggio visivo e concettuale. Non solo nell’estetica, ma anche nei materiali, nei pattern, nelle collaborazioni con illustratori o brand dell’infanzia (vedi Crocs, Pokémon, Hello Kitty). Anche il fast fashion ha colto la tendenza: basti pensare alle collezioni Zara Kids reinterpretate per adulti o ai drop limitati di H&M con grafiche rétro.
In parallelo, molti tra i designer emergenti stanno giocando con silhouette ibride, tessuti felpati, stampe scolastiche e tagli volutamente imperfetti: tutto diventa strumento per raccontare emozioni più che status.
La nostalgia non è solo una moda, ma una risposta. In un tempo incerto, instabile e accelerato, recuperare ciò che è familiare, buffo, persino infantile, rappresenta una forma di resistenza estetica. È il modo in cui la moda dice: possiamo essere seri, ma anche leggeri. Possiamo affrontare il mondo con armature fatte di colori, peluche e ricordi.
In fondo, il design – quando è onesto – parte sempre da un’esperienza. E chi disegna oggi non può ignorare quel bisogno collettivo di ritrovare un pezzo di sé in una maglietta, in un paio di scarpe, in una borsa a forma di panino.
La playful nostalgia è un invito: a guardarci indietro non per tornare, ma per ricordarci chi siamo stati. E forse, nel gioco, ritrovare chi vogliamo essere oggi.

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