Domenica sera, alla Pinacoteca di Brera, il fashion mondiale ha raccolto il suo respiro più profondo e poi l’ha liberato in musica, sulle note di Ludovico Einaudi. Un dolce addio con l’andata in scena della sfilata Armani Primavera/Estate 2026, la prima dopo la morte di Giorgio Armani e l’ultima collezione da lui disegnata. Un cerchio che si chiude, così che un altro possa cominciare in sua memoria.
Brera come tempio: un dialogo tra moda e cultura
L’ultima sfilata Armani a Brera ha riportato la moda dentro il cuore culturale della città meneghina, con la collezione intitolata “Pantelleria, Milano”. Due luoghi-simbolo che hanno definito l’universo del designer: la prediletta isola-rifugio e la città che lo ha consacrato, quella in cui ha lavorato instancabilmente fino alla fine.
All’imbrunire, decine e decine di lanterne bianche hanno delineato la passerella sotto il cielo serale: una luce sospesa e delicata che ha filtrato tra le colonne e i porticati, amplificando l’effetto di sospensione emotiva. Ognuno dei circa 700 ospiti ha ricevuto una t-shirt speciale con un ritratto in bianco e nero di Armani, il celebre scatto di Bob Krieger del 1982: un dress code che ha reso il pubblico parte integrante del tributo.
Musica, memoria e ritorni in passerella
Il pianoforte di Ludovico Einaudi ha scandito l’apertura, con “Nuvole Bianche” a guidare l’incedere lento e solenne dei modelli. Molti volti storici della maison sono tornati in passerella, da Nadège Dubospertus a Mark Vanderloo, Laura Reiff, il tutto a testimoniare la continuità di un’eredità che attraversa generazioni.
In prima fila, star e amici storici direttamente da Hollywood: Cate Blanchett, Glenn Close, Richard Gere, Spike Lee, Samuel L. Jackson, Leslie Bibb tra gli altri. Impeccabili, intensi, hanno sussurato ricordi ed elogiato il maestro alle telecamere della stampa mondiale, mettendone in risalto anche anche lato umano e l’impegno sociale.
Da Gere in particolare ci si aspettava un aneddoto che rievocasse il loro legame per American Gigolò. Era voce di corridoio che l’attore ai tempi avesse detto che l’abito era il vero protagonista e non lui. Un concetto che Gere ha ripreso, esprimendo la sua gratitudine per un ruolo che ha scandito il suo intero arco professionale.
“Pantelleria, Milano”: il testamento stilistico
La collezione ha presentato 127 look (82 donna, 45 uomo), attraversando i codici più autentici di Armani. Dai toni neutri del grigio e del greige – il grande classico della cifra armaniana declinato su tagli morbidi, silhouette allungate in lino e seta – si è passati a verdi salvia, blu notte, lilla e indaco, fino ai riflessi marini e l’aspra essenza vulcanica di Pantelleria.
Molti dei capi, nelle linee fluide e leggere, ricordano la tensione tra struttura e scivolosità, elemento che Armani aveva sempre saputo dosare. Questo racconto “di giorno che diventa notte, di città che diventa mare” è stato al centro dell’allestimento stesso.
Tra i look più memorabili le giacche in lurex grafiche, pantaloni ampi da sera, soprattutto l’ultima uscita, l’onirico abito blu notte indossato dalla pupilla Agnese Zogla. La supermodella, dopo 16 anni di collaborazione, ha salutato il suo mentore sfilando con un abito da sogno, tempestato da cristalli che disegnavano il volto di Armani. Un epilogo visivo carico di significato.
Un’eredità consegnata al futuro
Dopo un crescendo emotivo e l’ovazione prolungata, i saluti commossi sono toccati alla nipote Silvana Armani e a Leo Dell’Orco, compagno di una vita. Due volti designati a guidare rispettivamente le linee donna e uomo. Nessuna apparizione del maestro: solo la porta illuminata, quella che di solito lo annunciava, rimasta ora vuota come simbolo di un’assenza che pesa, ma non cancella.
Questa ultima collezione Giorgio Armani è stata più di una sfilata: un testamento di stile, un compendio estetico e un passaggio di testimone che apre la nuova era della maison.
Perché questa sfilata conta
- Ha chiuso la Milano Fashion Week 2025 con il momento più atteso e significativo.
- Ha reso omaggio alla figura di Armani con un racconto visivo e culturale che intreccia moda, musica e architettura.
- Ha mostrato la collezione Armani Primavera Estate 2026, sintesi estrema della sua visione.
- Ha segnato il passaggio ufficiale della maison verso il futuro, senza rinunciare alle radici.

































