Sedute Thonet per ambienti hospitality contemporanei
Courtesy of Thonet.

Quando un nome attraversa due secoli senza perdere smalto, non è per nostalgia. È perché sa rimettere le mani nella materia, cambiare ritmo e restare riconoscibile. Nel caso di Thonet, il linguaggio del legno curvato non è un archivio, ma un alfabeto ancora vivo, che oggi dialoga con progettisti capaci di agganciare nuove abitudini d’uso, spazi ibridi e un’estetica più essenziale.

Dal legno curvato all’oggi: perché Thonet continua a parlare contemporaneo

A guardarlo da vicino, il vocabolario è sempre quello: proporzioni misurate, struttura leggibile, comfort come esito del progetto. La differenza sta nella cadenza. Le tipologie si spostano tra dining, lounge, hospitality e ufficio; le finiture diventano più morbide, le imbottiture più accoglienti, la paglia di Vienna lascia spazio a varianti tessili quando serve performance. È un’evoluzione che rispetta l’impronta dei classici, senza musealizzarli.

JS . THONET: la collaborazione con Jil Sander alla Milano Design Week 2025

Jil Sander x Thonet Capsule. Courtesy of Thonet.

Dentro la cornice della Milano Design Week 2025, Thonet invita Jil Sander a reinterpretare la sedia a sbalzo S 64 di Marcel Breuer. Il risultato non è un maquillage posticcio, ma una rivisitazione ispirata. La stilista lavora su colore e struttura, stringe l’immaginario Bauhaus in una disciplina contemporanea e rimette al centro l’uso quotidiano. È un gesto di editing, che consiste nel togliere il superfluo per far respirare la forma. Un’operazione che conferma come l’icona non sia intoccabile, ma riscrivibile con rispetto.

Cosa cambia nell’icona S 64: proporzioni, finiture, palette

La silhouette resta immediatamente riconoscibile. A mutare sono le finiture, la selezione dei materiali e una palette calibrata che porta la sedia fuori dal recinto del “pezzo storico” per restituirla a case, ristoranti e spazi di lavoro di oggi. Non è un tributo, è un passaggio di testimone.

La collezione 520 di Marco Dessí: comfort imbottito e leggerezza visiva

520 by Marco Dessì. Courtesy of Studio Dessi.

Se il legno curvato è un verbo, la 520 di Marco Dessí lo coniuga al presente. La struttura in faggio dialoga con un’imbottitura continua che riempie i vuoti del classico archetipo Thonet. La sedia diventa un invito a restare seduti più a lungo, senza appesantire la stanza. È una questione di equilibrio: linee pulite, comfort dichiarato, presenza discreta dalla casa al ristorante.

Versioni, contesti d’uso e materiali

La 520 nasce in più varianti, con o senza braccioli; l’imbottito può essere tessile o pelle, la base mantiene la chiarezza costruttiva del marchio. Funziona al tavolo da pranzo come in un bistrot, in una sala riunioni informale o in una lounge domestica. È un family feeling, non una singola “sedia”.

808 di Formstelle: il rifugio morbido tra guscio e apertura

808 Formstelle x Thonet. Courtesy of Formstelle.

Con la lounge 808, Formstelle mette in scena una tensione interessante: una conchiglia avvolgente che protegge e, allo stesso tempo, un invito esplicito all’apertura. La base in acciaio (anche tubolare) e i meccanismi interni regolano seduta e schienale, trasformando il relax in una postura su misura. Qui la “Thonet touch” non è citazione, ma attitudine: chiarezza tecnica e comfort emotivo che si incontrano a metà strada.

Il ruolo del tubolare d’acciaio e le personalizzazioni

Dal Bauhaus in poi, il tubolare d’acciaio è un pezzo di DNA del marchio. Sull’808 diventa struttura e ritmo visivo, con possibilità di personalizzare rivestimenti e finiture per hotel, lobby e living dove la sedia deve parlare sottovoce ma restare indimenticabile.

Dove vedere Thonet oggi: case private, hospitality, uffici

Il lessico contemporaneo di Thonet vive bene in contesti ibridi: dal tavolo di casa ai ristoranti con tavoli alti, fino agli uffici che cercano un equilibrio tra rappresentanza e calore. Nel nostro magazine trovi un esempio in ambito workplace con il progetto Triodos Bank, dove la grammatica del marchio si inserisce in un interno luminoso e sostenibile. Per uno sguardo retrospettivo sul mito, rileggi l’approfondimento sui 200 anni e, se vuoi entrare nella bottega di un designer, l’intervista a Sebastian Herkner sulla 118.

 

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