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Ma chi ha creato il Logo per Milano Cortina alle Olimpiadi Invernali 2026? La domanda ha fatto il giro dei social a poche ore dalla presentazione ufficiale della candidatura alla manifestazione sportiva.
Una sagoma stilizzata del Duomo, i colori della bandiera italiana e una pista da sci centrale, che rimanda a Cortina: sono questi i temi racchiusi nel design del logo, presentato questa mattina a Tokyo dal presidente del CONI Giovanni Malagò, durante la 23esima assemblea generale dei comitati olimpici mondiali.

Nel giro di pochissimo, i social network, Facebook e Twitter in primis, sono stati un tripudio di commenti e osservazioni, oltre che meme, in cui si riprende ironicamente la scena iniziale di Vacanze di Natale 1983.
Non solo, secondo il popolo – inflessibile e spietato della rete – l’accusa è che il logo Milano Cortina rimandi a qualcosa di già visto. Un trionfo degli stereotipi, che arriva a pochi giorni dal top fail dell’anno di Dolce e Gabbana in Cina.
La bandiera italiana e il Duomo sarebbero, secondo alcuni, uno stereotipo trito e ritrito, un po’ vintage ma privo dello stesso fascino.

A scagliarsi con incredulità sull’opera di Cortina, Giulio Iacchetti, designer milanese che sulla sua pagina Facebook scrive “CHI È STATO? Siamo alle solite, c’è l’esigenza di disegnare il logo per una cosa speciale, importante, internazionale, di carattere pubblico e cosa salta fuori? La stilizzazione del Duomo, una spolverata di tricolore e una pista a bisaboghe che dalla Madonnina ti sbatte giù sino alla Piazza sottostante… Ma perché in Italia per questo genere di cose non ci si affida a dei professionisti?”

La domanda di Iacchetti è lecita ed è stata ripetuta da più fronti, soprattutto perché da una città come Milano, simbolo nel mondo del Design di eccellenza, forse ci sia aspettava qualcosa di più, anzi qualcosa di grandioso, innovativo, con una identità che non deve essere necessariamente legata a stereotipi di vecchio stampo, ma protesa all’innovazione e al futuro.

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