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Lo storico edificio milanese tra sostenibilità e rispetto del passato.

Ridare vita a un edificio storico significa non solo riportarlo alla luce. Significa rispettarne l’anima, valorizzarne i tratti strutturali e fare un’opera filologica di riqualificazione che tenga conto del suo passato, delle sue origini, della storia che trasuda dalle fondamenta per poterlo traghettare nel presente e nel futuro.
È in quest’ottica che ha operato lo studio DFA PARTNERS per il progetto di riqualificazione di tanti edifici storici, come l’ex fabbrica Borletti, edificio rappresentativo sia degli anni del boom economico, sia di quelli che seguirono la parabola industriale e produttiva dell’area e che segnarono la sua decadenza negli anni ’70.

Raro esempio, in centro città, di archeologia industriale di inizio novecento, con il suo stile eclettico e liberty, l’ex fabbrica Borletti, dove si producevano orologi, sveglie e macchine da cucire, era parte di un complesso industriale più esteso, nell’area una volta denominata Maddalena, rappresenta un’importante pagina di storia milanese.

La priorità dello studio è stata proprio quella di mantenere lo stile dell’immobile, nonostante l’assenza di vincolo monumentale, oltre a rafforzare l’identità dell’area attraverso rimandi linguistici/strutturali con gli edifici che lo circondano, adottare pratiche di architettura sostenibile per conferire un’impronta green ed ecologica al nuovo edificio, il tutto in un’ampia visione di rilancio e potenziamento urbano del distretto.

A tal proposito l’architetto Daniele Fiori, fondatore e managing partner di DFA Partners, ha sottolineato: “Molti anni dopo l’intervento del mio maestro Marco Zanuso, ho l’onore di occuparmi di una porzione facente parte della storica Fabbrica Fratelli Borletti. Da un lato la Borletti è uno dei monumenti dell’industrializzazione milanese e dall’altra l’unico esempio di “loft” Newyorkese in verticale a Milano. Si perché, il tanto abusato termine, nella nostra cultura è quasi sempre rappresentato esclusivamente dagli edifici orizzontali.”

DFA Partners, da tempo sostenitore della bioarchitettura e dei valori di sostenibilità e rispetto dell’ambiente, ha formulato il progetto prevedendo l’utilizzo di un’importante quantità di alberi, piante, rampicanti, arbusti collocati nell’estesa corte interna, nei giardini e nei patii delle abitazioni, così come nei balconi privati, grazie alla consulenza di AG&P Greenscape, indicando così nella forestazione urbana il futuro della città con il chiaro intento di riduzione delle emissioni di CO2.

Il progetto, su scala urbana, contribuirà al rafforzamento dell’identità del quartiere residenziale che si estende attorno a Piazza Irnerio, un’area in continuo e crescente fermento, servita da mezzi pubblici con la nuova fermata linea Metro MM4 (in corso di realizzazione), a due passi dalla storica Piazza Piemonte e dalla nuova Corso Vercelli, da punti di interesse culturale, tra cinema e teatri, e attività commerciali, dalla ristorazione alla grande distribuzione.

L’intervento, che darà vita ad un complesso residenziale denominato Washington Building, vede lo svuotamento del sito con mantenimento delle facciate di maggior valore architettonico e la ridistribuzione della volumetria che ripristina l’allineamento con gli edifici adiacenti.

La struttura a “C” che si delinea è composta da alcuni piani piani fuori terra allineati su strada e due ulteriori piani arretrati a coronamento.
I volumi aggiuntivi saranno connotati da una facciata razionalista, il cui modulo compositivo è un chiaro rimando alle geometrie delle facciate in mattoni del corpo storico originario, che vengono così mantenute, mentre il rivestimento in pietra adottato ha la funzione, stilisticamente, di dare vita ad un legame materico con l’edificio che affaccia su via Gessi, ristrutturato da Marco Zanuso, facente anch’esso parte dell’ ex sito industriale Fratelli Borletti.
L’architettura che ne deriva è un’operazione filologica che media tra il pre-esistente carattere industriale dell’edificio e il contesto in cui si trova, connotato da un chiaro carattere
residenziale.

L’assetto tipologico ha permesso la creazione di un’ampia corte interna che vedrà l’utilizzo di un importante quantità di alberi, piante ed essenze di vario genere: un polmone verde all’interno dell’edificio e un nuovo modo di formulare spazi residenziali che vede sempre più protagonisti sostenibilità e green.
Completano l’edificio tre piani interrati adibiti ad autorimessa, mentre a piano terra, oltre agli spazi residenziali, sono previsti una serie di luoghi e servizi pensati apposta per gli abitanti: una sala polivalente a disposizione dei condomini, un locale delivery e un’area fitness.

La consegna degli spazi abitativi è fissata per gennaio 2022. Un lavoro, quello dello studio DFA Partners, che si svolge nella dialettica continua tra tradizione e innovazione,
verso una nuova cultura del progetto improntata alla sostenibilità.
Tutto il lavoro dello studio DFA Partners si basa su un approccio ben preciso. Abbiamo incontrato l’Architetto, al quale abbiamo chiesto In un momento in cui il tema ambiente rappresenta un’urgenza, quale può essere il ruolo dell’Architettura?
“La domanda che mi pone è non solo gradita ma giustifica lo sforzo che facciamo da tempo! Premesso che chiunque di noi è utile alla causa, a cominciare dai gesti quotidiani, il ruolo dell’architettura è importante per unire bello, funzionale con utile e impatto zero. Significa utilizzare materiali naturali, usufruire dell’aiuto diretto delle fonti energetiche naturali, riscoprire l’uso del legno, le calci naturali che traspirano, il giro dell’aria per convezione, il riscaldamento a bassa temperatura che utilizzi la massa e non i movimenti dell’aria riscaldata insieme a polvere, acari, un po’ di germi influenzali di chi vive con me e che adorano il caldo umido artificiale! Insomma coinvolgere il committente, lottare per convincere ad una spesa più alta, ma con la possibilità di poter dire che partecipi al miglioramento della nostra qualità di vita”.
Rispetto del territorio, rispetto della storia di un luogo: come si arriva a questa filosofia architettonica e com’è riuscita a tradurla nei suoi progetti?
Rispettare il luogo, la tradizione, la storia, il clima, il verde autoctono, gli usi della gente che ci vive, insomma: il genius loci!
Prima di tutto bisogna studiare, capire cos’era quel luogo, perché é cresciuto in quel modo, qual‘ era la sua aspirazione e come si è impresso nella memoria della gente. Dopodiché le strade che si presentano sono diverse. La storia è poco significativa? Il manufatto preesistente privo di “segni”? Oppure emana fascino, storia ed emozioni! Nel primo caso affronteremo un’architettura legata ai tempi, alle esigenze che si guadagni con sapienza il diritto di collocarsi in un luogo che rinasca e nel secondo, cercare di non disperdere il patrimonio culturale ed affettivo e legarlo, reinterpretarlo, reinverntendogli una nuova funzione che si coniughi con eleganza con un suo opposto, con il futuro ma in un percorso che li unisce. Ancora una volta Le Corbusier contro F. L. Wright. Io mi trovo con il secondo.

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