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Una delle personalità più illustri e importanti del panorama creativo italiano e internazionale, dal dopoguerra in poi. Visionario e innovatore, l’Architetto del Grattacielo Pirelli di Milano e di tante altre importantissime opere nel mondo, Giovanni Ponti, per tutti Gio, lascerà il segno anche come designer. Nasce a Milano nel novembre del 1891, laureandosi al Politecnico in Architettura, nel 1921. Con l’amico e compagno di studi Emilio Lancia avvia anche un sodalizio che culminerà con l’apertura del primo studio professionale. I sodalizi con altri padri dell’architettura non si fermeranno, infatti Ponti avvierà solide collaborazioni anche con Eugenio Soncini e Antonio Fornaroli e, successivamente con il giovane architetto Alberto Rosselli. Collabora fruttuosamente con la famosa Manifattura Richard-Ginori, fonda la rivista Domus con l’editore italiano Gianni Mazzocchi, che diventerà nel tempo un punto di riferimento dell’architettura e del design. Sarà direttore artistico di Fontana Arte, ottenendo lo stesso successo ottenuto con Richard-Ginori. Gio Ponti, per tutta la sua vita, non è stato solo un architetto. È stato un artista, un artigiano, un industrial designer. La sua arte lo ha anche portato a essere un poeta, un giornalista e un pittore. Ma soprattutto un assoluto sostenitore del design eccellente, dagli oggetti d’uso quotidiano alla realizzazione di grandi e complessi progetti, come il grattacielo Pirelli a Milano o la Cattedrale di Taranto, inaugurata nel 1970 e che proprio in questo 2020 festeggia i 50 anni. O ancora, la sua “Superleggera”, sedia ideata per Cassina e che certamente può definirsi un esempio della perfezione del design. Un assoluto equilibrio tra solidità e leggerezza. Tra ricerca e sperimentazione. In poche parole la perfezione dell’artigianato italiano. Ed è proprio scorrendo tra le sue opere che ci si accorge della grandezza di Gio Ponti. Le idee, l’arte e le progettualità sono qualitativamente eccelse, sia se si progetti una sedia, sia se si progetti un grattacielo o una cattedrale. A quarant’anni dalla sua scomparsa, il MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma progettato da Zaha Hadid, gli dedica una grande e imperdibile retrospettiva, raccontando in maniera esemplare il genio della sua architettura. In questo saliscendi di storie, è l’umanità adattata agli spazi, a mettere in scena se stessa, con i suoi limiti, le sue storture, la straordinaria bellezza del suo essere perennemente precaria.

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