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Steve McCurry e l’umanità iconica

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La poetica narrativa di un artista che ha raccontato l’uomo attraverso gli sguardi.

Corpo e anima negli occhi. La poetica degli sguardi di Steve McCurry è diventata ormai iconica rappresentazione di un’umanità in movimento, nella costante, instancabile ed affascinante ricerca delle radici della storia e delle comunità che popolano il pianeta.
Uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea documenta quarant’anni di viaggi per il mondo, indagando i pensieri e le emozioni di popoli, gente, persone incontrate sul cammino, culture che si incrociano e si dipanano negli occhi che fissano l’obiettivo dell’artista, in un continuo dialogo con chi osserva.
E quei ritratti, ormai entrati nell’immaginario comune, non lasciano scampo, catturano, ti attraversano con tutta la loro potenza e ti tengono stretti in una morsa da cui è difficile
affrancarsi.
Quegli occhi, quegli stessi sguardi, quelle anime in rilievo su contesti diventati ormai drammaticamente anonimi, acquisiscono un’identità ben precisa, parlano una voce che continua riecheggiare nella mente, con una persistenza che è vertigine. Chi non ha scolpiti nella mente gli occhi verdi, quasi spettrali, di Sharbat Gula, la ragazza resa celebre dalla prima pagina del National Geographic, conosciuta dal fotografo nel campo profughi di Peshawar in Pakistan…
Le strade disastrate dell’Afghanistan, i villaggi più poveri della Birmania, gli angoli più remoti del Brasile o del Giappone, pezzi di mondo lontani, ognuno con la propria storia, i propri drammi e le contraddizioni, sono gli scenari desolati o affollati da cui prendono vita e rilievo le storie, attraverso i volti, di tanti uomini e donne, espressione di una bellezza e di una sensualità unica ma, anche di un crudo realismo.
Il quadro narrativo che ne deriva è di una intensa umanità errante, alla quale ci si sente di appartenere e la cui cifra espressiva va oltre la già non semplice arte rappresentativa della fotografia, per approdare ad una poetica dell’empatia attraverso e con lo sguardo, unica strada per arrivare dalla superficie al profondo.
L’uomo nel suo genere diventa protagonista di quell’attimo catturato dall’obiettivo ma anche di una storia più universale e trasversale. La storia degli uomini e delle donne ritratte diventano quindi le storie di tutti, racchiuse nella magica, policroma scatola di occhi divenuti emblematici, catalizzatori di uno spirito comune, nel senso che è immanente al genere umano.
Guardando gli scatti di McCurry si ha quindi l’impressione, forse meglio dire la sensazione, di essere parte di ogni cultura, di ogni Paese, di ogni tempo e momento storico, di ogni contingenza e di ogni genere, in un comune denominatore che passa attraverso gli occhi, ponti per un’unione spirituale, vera ed autentica.
Con McCurry siamo tutti parte di un tutto.

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