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Sartoria

Uno dei primi modelli di sartoria in sbieco realizzati da Madeleine Vionnet, risalente agli anni ’20, era composto da quattro semplici quadrati di stoffa. Il sogno della couturier era un abito con una sola cucitura e ci andò abbastanza vicina: sole 4 cuciture, al centro davanti, al centro dietro e sui fianchi.
Vionnet era regina indiscussa della tecnica sartoriale, una delle ultime vere inventrici in fatto di forma e lavorazione. Talmente colta da essere in grado di applicare la matematica alla sartoria: sezione aurea e spirale logaritmica, tanto per intenderci.
Il mestiere che svolgeva egregiamente godeva di una notevole considerazione in ambito sociale, tanto quanto quello degli artisti dediti alla pittura o alla scultura, e ai sarti si rivolgevano uomini e donne non solo per conoscere le ultime tendenze in fatto di abiti, ma anche per avvicinarsi a una cultura della bellezza che spaziava nei differenti ambiti del vivere sociale.

Oggi il termine sarto sembra aver perso in una certa misura il significato che aveva assunto negli anni in cui la moda era fatta quasi esclusivamente da personalità eclettiche, che s’intendevano di sartoria e cucito e al tempo stesso di arte, che plasmavano i tessuti e realizzavano piccole grandi rivoluzioni in fatto di costume.
Eppure la sartoria rimane terreno fertile per sperimentazioni interessantissime, non solo nell’alta moda, che è il luogo principe in cui è possibile azzardare esperimenti anche estremi in fatto di stili e forme.

Un esperimento interessante si è svolto a Parigi un paio d’anni fa, all’interno del Musée Galliera. Si è trattato di una performance a metà strada tra arte e mestiere, che ha visto come interpreti il direttore dello stesso museo, Olivier Saillard e l’attrice Tilda Swinton. Il titolo era Eternity Dress.
Sia Saillard che la Swinton non erano nuovi a questo tipo di esperimenti, giusto l’anno prima avevano messo in scena un’altra performance, The Impossible Wardrobe, in cui l’attrice indossava una selezione di abiti scelti dall’archivio storico del museo con un’attitudine assolutamente contemporanea, realizzando così un corto circuito temporale attraverso le varie correnti della storia della moda.

A dirla tutta, la sartoria è passata più volte indenne attraverso fasi che la volevano ormai morta, in favore di un’idea della contemporaneità rivelatasi poi poco lungimirante. Pensiamo solo all’avvento del pret-à-porter o alla proliferazione delle linee low cost. Tuttavia oggi il settore sartoriale gode di una rinnovata attenzione, così come l’artigianato in genere, e si assiste all’apertura di corsi di studio che riguardano anche gli aspetti pratici della moda.

Tra gli esperimenti che riguardano la sartoria contemporanea ne esistono anche di più tecnologici, che raccontano un futuro in cui quest’arte potrebbe fare a meno di ago e filo. Uno di questi è stato realizzato da una scienziata israeliana, definita uno dei 20 talenti che cambieranno il mondo: Neri Oxman.
La scienziata e architetto ha progettato stampanti 3D che lavorano riproducendo l’effetto della pelle umana, che è sempre la stessa, ma con caratteristiche differenti in base alla parte del corpo che ricopre. Così le sue stampanti mescolano più sostanze acriliche e le depositano a densità variabile, permettendo in questo modo di ottenere superfici continue ma con caratteristiche fisiche diverse, in modo da meglio adattarsi alle diverse parti del corpo.

Sartoria 2.0

Con questa tecnologia sono stati già realizzati oggetti di design, tra cui anche abiti. Iris van Herpen è la stilista che per prima ha sperimentato le possibilità di queste stampanti per la sua linea di haute couture, Voltage. Chi se non lei, che sa combinare magicamente le tecniche di alto artigianato con le tecnologie futuristiche?

Le possibili applicazioni di questa tecnologia sono ancora tutte da esplorare e aprono scenari affascinanti per la moda: già si prova a realizzare strutture che imitano la tessitura dei bachi da seta, realizzando abiti come bozzoli, che si adattano al corpo. Questo potrebbe far pensare che vedremo un giorno i nostri sarti come dei provetti scienziati.
O piuttosto potrebbe trattarsi di una delle varie correnti all’interno di un settore vasto e certamente molto più variegato di quanto comunemente si immagini.

[L’ articolo è un estratto della pubblicazione di Giugno 2017 di Design Lifestyle Magazine]

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