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Vecchi libri si trasformano in opere d’arte.

Le storie sono ciò che ci permette di vivere vite diverse, raggiungere posti lontani, saltare qua e là nel tempo; le storie sono tutto quello che ci permette di sentirci vivi.
Lo sa bene Cecilia Levy, artista svedese con un passato da rilegatrice, che nel 2009 ha deciso di utilizzare le sue conoscenze per trasformare i vecchi libri in stupende opere d’arte. Le pagine di vecchi volumi riprendono vita su sculture che richiamano mondi straordinari, paesaggi naturali lontani o fantastici, pezzi di una realtà dimenticata e delicata. Un’anima fatta di mille parole, sfumature leggère da leggere tra le righe, alla ricerca di uno spazio o di un tempo tutto proprio, in cui rifugiarsi, facendone scrigno di una quotidianità che si tinge di fascino.
Osservate i suoi capolavori, esposti in tutta Europa, con pubblicazioni nelle maggiori riviste di arte, poi chiudete gli occhi e iniziate ad immaginare; liberate le storie che avete dentro e lasciate che il loro senso vi conquisti e vi pervada. Per noi è stato un piacere guardare le sue “storie di carta”; soprattutto è stato un piacere conoscere un’artista straordinaria.

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Dicci dove vivi, il tuo lavoro, le tue passioni e un sogno.
Nella piccola città di Sigtuna, situata tra la capitale Stoccolma e la città universitaria di Uppsala. Sono sposata con Mattias Adolfsson, che è un illustratore. Abbiamo due figlie grandi e un vecchio terrier. Avevo l’abitudine di condividere uno studio a casa con mio marito, ma avevo bisogno di più spazio quando lavoravo all’installazione per l’ospedale.
Quindi ho affittato uno spazio in uno studio associato a Uppsala, in un bellissimo edificio del 1885, che era un vecchio manicomio. Un ambiente davvero molto stimolante. Le mie passioni sono il buon cibo e i vini, i viaggi e le arti in generale. I materiali non preziosi mi ispirano. Sono affascinata dai prodotti che agli occhi di qualcun altro risultano spazzatura. La mia mente inizia sempre a lavorare su varie idee invece di accantonarle. Ho un amore per le cose vecchie, dimostrando che hanno una storia. Sogno di andare in Giappone per una lungo periodo in modo da entrare in contatto con la cultura giapponese, incontrare persone e raccogliere ispirazione.

Come è nata l’idea di creare sculture dai libri?
Ho sempre avuto la carta intorno a me. Da bambina amavo disegnare. Lavoravo principalmente con la stampa. Ma è stato quando ho iniziato a leggere un libro (smontandolo e ricomponendolo), che ho iniziato a guardarlo in modo diverso. Ho cominciato con le mie sculture di carta diversi anni dopo, ma è stata certamente la mia conoscenza della rilegatura che mi ha portato a sperimentare con le pagine dei libri e con la tecnica della cartapesta.

Che cosa raccontano i tuoi lavori?
La carta di un vecchio libro è un materiale fragile. Trasporta contemporaneamente diverse storie, sia attraverso le tracce lasciate dai precedenti proprietari che dal passare del tempo, ad esempio le mie opere sono legate alle mie storie photo credits: Cecilia Levy e ai miei ricordi interiori. Sono il passare del tempo e la fragilità della vita.

Dove possiamo ammirarli?
Faccio solo mostre e collettive, a livello nazionale e internazionale. Sono rappresentata da Konsthantverkarna (www.konsthantverkarna.se) a Stoccolma, dove è possibile acquistare i miei lavori. È inoltre possibile visitare il nuovo ospedale Karolinska a Stoccolma e vedere la mostra permanente d’arte nell’ingresso principale. Il mio lavoro è installato su 20 punti attorno all’atrio. Il titolo è “In Fusion – Contemplation Pieces” e contiene oltre 30 sculture in carta uniche. Mi sono ispirata alla medicina popolare e in particolare alle
piante. Ho lavorato a questo progetto per 3 anni e l’ho installato nel 2017.

Qual è il messaggio che implica il tuo lavoro?
Il mio lavoro è un omaggio al libro, alla letteratura, alla creatività, all’inventiva e l’immaginazione. Amo i libri.

Qual è il lavoro che ti rappresenta meglio e perché?
È difficile da dire, perché pezzi diversi rappresentano lati diversi di me. Sono molto affezionata alla mia installazione per l’ospedale, naturalmente. Ma gli stivali Hobo sono davvero speciali. Sono interessanti per gli occhi di chi guarda, ma significano qualcosa di importante anche per i senzatetto e per il concetto stesso di povertà.

Photo credits: Alvaro Campo

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