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È una delle icone del Pop Design, nata nel 1968 dal progetto di due fuoriclasse del design come Ettore Sottsass e Perry A. King. Ufficialmente in commercio dal 1969, la Olivetti Valentine rappresenta una vera e propria diva della scrittura, in pieno accordo con i cambiamenti epocali che quel decennio porterà. Nelle strade la contestazione giovanile è ormai avviata. Una vera e propria rivoluzione culturale quella degli anni Settanta, fatta di idee, ma anche di grafica, di manifesti e forme di comunicazione completamente inedite. Caratteristica principale della Valentine, enfatizzata moltissimo anche dalla campagna pubblicitaria, è la possibilità di trasportabilità della macchina. Infatti sarà la prima munita di maniglia, inserita in un contenitore la cui chiusura è assicurata dalla parte posteriore della macchina stessa; la valigetta esterna in cui fino ad allora si chiudevano le portatili viene sostituita da un semplice guscio in plastica per proteggerla da qualsiasi colpo. Ridefinisce il concetto di “lavoro fuori ufficio” o “smart working” introducendo di fatto il concetto che verrà ripreso con i computer, ossia lavorare con il portatile sulle ginocchia. Valentine è chiaramente una predestinata al successo. Infatti, appena un anno dopo dall’uscita sul mercato, nel 1970, porterà in dote il Compasso d’Oro e nel 1971 l’ingresso al MoMa, The Museum of Modern Art di New York, nella sezione Architettura e Design. La cultura pop art, che influenza chiaramente il suo progetto sin dall’idea originaria e che la differenzia nettamente dalla linea tradizionale dell’Olivetti, influenza anche la comunicazione. La Valentine ha la stessa meccanica di un’altra delle icone Olivetti, la Lettera 32, e chiaramente non è la rivisitazione della Lettera 22 di Nizzoli, macchina da scrivere chic ed elegante. Per questo motivo Olivetti chiese a Sottsass di disegnare una macchina da scrivere portatile, a basso prezzo, della quale non progettò solo il design ma anche la campagna pubblicitaria, con altre due icone della pubblicità come Roberto Pieracini e Milton Glaser. Lo stesso designer disse: “La Valentine l’abbiamo disegnata pensando un po’ a queste cose e pensando che una biro, un cappello, una giacca, una portatile possono anche far parte, ad un certo punto, di un tipo di ritmo, di un catalogo di valori, di una misura di spazi o di ambienti che non siano inevitabilmente quelli della proprietà, del sussiego, della continuità, della definizione e tutte queste cose, ma possono anche essere gli ambienti, gli spazi, i ritmi, le dimensioni e i valori di una continua creatività, della permanente sconfessione e ricreazione dei linguaggi, di un permanente spostamento degli equilibri e alla fine di una specie di permanente gioco di strizzatine d’occhio, di strette di mano, di passaggi di idee, di proposte”. Ciò spiega l’essenza e l’eterna contemporaneità della Olivetti Valentine.

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