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Elle D 42, il superyacht firmato da Gabriele Teruzzi Studio.

Si ispira a un grattacielo metropolitano e con le sue incredibili viste panoramiche sul mare ha letteralmente conquistato il settore nautico luxury. Si chiama Elle D ed è il superyacht di 42 metri firmato dallo studio Gabriele Teruzzi, che ne ha curato interni ed esterni, avvalendosi del contributo di Andrea Agrusta di NavalHEAD per la parte dell’’ingegneria tecnica. Il risultato è senza dubbio degno di nota: un gioiello sul mare che si distingue per gli esclusivi e spaziosi interni e un’esperienza di vita integrata attraverso un design innovativio e spettacolare. Basti pensare al fatto che il superyacht include un beach club di 79 metri quadri impreziosito da una piscina al centro alimentata da una suggestiva cascata. Due piscine Spa collocate al ponte di prua, una terrazza di 108 metri quadrati, un American bar, una zona pranzo e un’area salotto con due divani. Un luogo di relax, che può accogliere 10 ospiti in quattro cabine VIP e nella suite armatoriale di 67 metri quadri e 7 membri dell’equipaggio, oltre allo spazio sufficiente per ospitare un tender di 5,1 metri. A raccontarci il progetto nel dettaglio è il designer Gabriele Teruzzi, che ha parlato anche del suo stile e di come nasce il suo processo creativo. Gabriele-TERUZZI-INTERVISTA-DESIGNLIFESTYLEElle D. 42: un nuovo progetto di superyacht che supera se stesso. Come nasce? ll concept su cui si basa il design di Elle D. 42 è quello di un’esperienza di completa immersione. La nostra filosofia di design per Elle.D gravita attorno alla conquista dell’equilibrio tra tre elementi: privacy, lusso e funzionalità. Un autentico incantamento dei sensi. Elle.D non si limita a collocarsi nel paesaggio circostante, ma assimila ed esalta la bellezza di ogni destinazione. Mira a costruire un’esperienza adatta sia ad un pubblico esperto che uno alle prime armi. In poche parole, mira a rimodellare lo stile di vita a bordo di uno yacht. Quali sono le caratteristiche tecniche di questo yacht? Come sono stati concepiti gli ambienti? La collaborazione con Andrea Agrusta di NavalHEAD era fondata sull’intenzione condivisa di far collimare la componente tecnica e il design in un’unica, potente immagine. Questo emerge in modo evidente dalla progettazione dello scafo, emblema di stabilità nonché elemento valorizzante la disposizione ottimale del design e la maestria tecnica onnipresente. L’atmosfera nasce da una concezione degli spazi innovativa. I richiami all’utilizzo del vetro, le linee lunghe e ininterrotte, l’impeccabile uniformità nella combinazione di ambienti interni ed esterni: tutto contribuisce ad un’abile emulazione del fascino di un grattacielo metropolitano o di una villa di lusso. Qualità senza compromessi, estetica curatissima, esecuzione meticolosa e guidata da un percorso creativo altamente personalizzato, selezione accurata dei materiali rigorosamente italiani: è questa la sintesi della filosofia dello studio Teruzzi? Assolutamente. La capacità di intuire e materializzare i desideri del cliente, che ripone fiducia nella nostra abilità di tradurre un’idea in un’impronta dettagliata della sua visione. Mi considero molto fortunato ad aver avuto l’inestimabile opportunità di lavorare a fianco di menti brillanti del settore. L’altissima qualità è il carattere distintivo di una reputazione comune. Occupare un posto importante nel settore significa contribuire a questa reputazione, e farsi umilmente portavoce di una visione condivisa di yachting. Cosa significa, oggi, made in Italy nel settore dello yacht design? La manifattura nel settore navale costituisce da tempi immemorabili l’orgoglio della nostra penisola, che vanta una vasta esperienza in un’ampia gamma di campi altamente specializzati: dalla realizzazione di costruzioni navali ad alto contenuto tecnologico e imbarcazioni specializzate di grande complessità, all’elaborazione di un design d’avanguardia. Quello che il Made in Italy rappresenta, è una sensibilità stilistica inconfondibilmente italiana. L’incomparabile qualità del lavoro artigianale rispecchia un’eleganza che è difficile descrivere a parole. Lo stile è un rituale, non un compito. Il design italiano non può che diventare stile, trasformandosi in un marchio di fabbrica che è onorato e rispettato in tutto il mondo. Come nasce la sua passione per questo settore? Non posso parlare della mia passione senza menzionare due città. La prima è Milano, culla del design e mia terra natale. L’interesse per il design rappresenta le radici più profonde di una vera e propria fascinazione, radici che si sono irrobustite tanto da ancorarmi definitivamente a questo settore. L’altra città è Trieste, rigoglioso porto del futuro che ha accompagnato la mia crescita professionale. Mi è sempre piaciuto scorgere nel mare una metafora del futuro che mi aspetta, la conquista dell’orizzonte e della libertà. I suoi progetti sono stati esposti nei Saloni più prestigiosi, inseriti nelle pubblicazioni più importanti, ottenendo il plauso dai migliori brand del settore: ma come si diventa yacht designer oggi? Cosa fa la differenza? Ricordo chiaramente le parole di uno dei miei professori all’Istituto Europeo di Design a proposito del processo di progettazione. L’idea di una “fase romantica” con l’esigenza di partire sempre da un foglio di carta e una matita ha profondamente influenzato il modo in cui lavoro. È per intuizione, e non per calcolo, che uno yacht acquisisce il suo fascino, la sua anima. Considero questo approccio importante quanto l’uso di software tecnici. A parte questo, posso solo consigliare una cosa a chi aspira a questo percorso: avere fiducia nella propria passione. I suoi progetti sfidano l’immaginazione portando a risultati davvero sorprendenti. Come definisce il suo stile? Contemporaneo ma senza tempo. Come nasce il suo processo creativo? L’ispirazione costituisce una parte essenziale, è la scintilla che dà il via all’intero processo. La mente sa esattamente quale pensiero sta inseguendo, a quale ideale aspira. L’uso della carta e della matita permette un contatto diretto, fisico, lasciando le mani libere di rincorrere le idee della mente ma sprigionando, allo stesso tempo, l’istinto creativo. È fondamentale accompagnare il design fino alla completa realizzazione. La cura dei dettagli, le rifiniture. Personalmente, trovo i migliori stimoli creativi nella musica classica, nell’arte e ovviamente nel design. Tutti i grandi progetti e i sogni in grande partono da un’idea o da un pensiero semplice: qual è il suo? È spesso agli estremi delle cose che si impara di più su ciò che c’è nel mezzo. Il ghiaccio e il vapore dicono molto più sull’acqua di quanto potrebbe l’acqua stessa. Credo che questa metafora sia particolarmente pertinente nel mondo del design. Bisogna avere il coraggio di spingersi oltre i limiti del conosciuto, del “già visto” verso soluzioni sempre nuove e innovative. Il progetto che non ha ancora realizzato? Non metto catene alla creatività. Sono molto entusiasta dei progetti attualmente in corso, ma resto aperto all’esplorazione di nuove opportunità. Mare o terraferma, considero ogni sfida degna di essere affrontata.

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